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IL MIO PRIMO RALLY - VITA DA PS Gli aneddoti dei tifosi di "ieri" ad alimentare il mito delle prove speciali di oggi. Memorie di notti gelide, sotto il cielo stellato, e con i piedi sulla neve ghiacciata. Il brivido di poter vedere da vicino e toccare con mano i propri beniamini, il gusto di seguirli un po' ovunque, in Italia, in Europa e nel mondo. I miti di oggi non si chiamano più Jean-Claude Andruet, "Lele" Pinto, Sandro Munari, Maurizio Verini o Adartico Vudafieri, ma amicizia e tifo sfegatato continuano ad essere gli ingredienti delle speciali. Iniziamo da questo numero un viaggio nel tempo attraverso i racconti di due generazioni. ![]() Bussolengo - Nato quaranta-cinque anni fa nel veronese e residente a Bussolengo, terra dove la passione per le gare su strada tocca livelli inauditi, nella vita di tutti i giorni Renato Ambrosi è un tranquillo responsabile commerciale della HP, azienda leader nella produzione di macchine industriali da stampa di alta tecnologia. Durante i week-end si trasforma in un insaziabile macinatore di chilometri, poco importa se deve andare con gli amici ad assistere a un rally o a correre in pista con la sua Giulietta GTA. La passione di Ambrosi nasce in una fredda notte del lontano 1977. «È un freddo sabato d'autunno del 1977, quando con un gruppo di amici assistiamo al passaggio della auto storiche al rally nazionale Due Valli, che si disputa sulle strade delle colline veronesi. Lo ricordo come se fosse ieri - e inizia a raccontare -. Partiamo la mattina presto e, dopo un paio di ore di guida, troviamo un luogo dove appostarci e attendere il passaggio delle vetture. Cuciniamo tutto il giorno carne alla brace, mangiamo panini con la soppressa veneta e beviamo del buon vino locale. La giornata vola e le parole con tutti i presenti si sprecano. Poi arriva la sera, e dopo la sera la notte. Il freddo si fa tagliente ma, dopo un'ora di ritardo, ecco finalmente il rumore assordante del motore della Lancia Stratos di Cabianca-Snyky in attesa della partenza ad inizio prova. La PS si disputa su una strada mitica per il popolo del rally. Partendo dal paesino di Badia Calavena, la strada s'inerpica su, ripida fino al tornante in località Collina, dove poi il percorso torna in discesa. Un teatro ideale per osservare il transito delle vetture. ![]() Cinque... quattro... tre... due... uno... Scattano. Il pilota innesta tutte le marce, prima di arrivare alla staccata del primo tornante, le ruote stridono sull'asfalto, i fari illuminano prima un versante della collina e poi l'altro. Man mano che l'auto sale e si dirige verso di noi, il rumore si fa sempre più forte. Eccola. La Stratos numero 11 bicolore nero e oro sbuca dal rettifilo precedente al tornante. Il pilota supera di molto l'ipotetico punto di staccata, sembra non avvedersi della curva, poi la frenata e l'inserimento perfetto, con un regolare sovrasterzo di potenza in uscita... Ed ecco arrivare un'ovazione. Gli altri passaggi si susseguono a distanza di circa un minuto l'uno dall'altro. Una passerella di emozioni: Porsche, Lancia Stratos, poche Fiat 131 Abarth, Opel Kadett GT/E, Fiat 124 Abarth, Renault Alpine A110, tante Simca Rally, R5 Alpine e una desueta Volkswagen Maggiolone. Si fa l'alba, siamo ancora in prova speciale, svegli, ad applaudire ed incitare le ultime Autobianchi A112 e Fiat 127, vere regione delle classi di piccola cilindrata. Nasce quella notte la mia passione profonda per i rally e per le corse in genere. Una passione che mi acconpagna ancora oggi e che lo scorso anno mi ha portato a disputare l'intero Campionato Europeo Autostoriche. Otto anni dopo quel Due Valli corono in parte il mio sogno, partecipare ad una competizione automobilistica. Otto anni passati a vagliare tutte le possibilità compatibili con le mie disponibilità finanziarie. Un periodo durante il quale leggo tutte le pubblicazioni e le riviste di settore, imparo a conoscere piloti e macchine e a capire i regolamenti. Poi, nel 1985 l'incontro con la scuderia Raetia Corse... ed eccomi felice partecipante ad un corso per aspiranti navigatori da loro organizzato. Conosco Mario Mannucci, sì proprio lui il mitico copilota di Sandro Munari. Con i suoi consigli e i suoi insegnamenti mi avvio al battesimo di gara. Stacco la licenza, che porta ancora la foto, e mi metto a disposizione di qualche pilota per fare il navigatore. Ma capisco subito che non è il mio ruolo. Durante il test pratico del corso, non leggo la lettera K al termine di una nota. Ho imparato che significa chiude. Grande sbandata con grande spavento e saggia decisione: non avrei mai fatto il copilota, ma avrei continuato ad amare i rally». di Marco Cariati (TuttoRally+) |
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